Oltre il Debito: capitale di rischio per riprendere a crescere

Si parla sempre di banche che non concedono credito. Ma lo sviluppo delle imprese innovative e delle start up non si fa con il debito! Come ho avuto modo di dichiarare in un’intervista data a Terra! di Canale 5, dobbiamo andare oltre il debito bancario. In Italia non nasce una Google, una Skype, una Amazon, una Yahoo! da decenni, forse non è mai nata. Mi riferisco ad imprese che da zero diventano giganti in pochi anni. Giganti, non Pmi. Google già dopo 10 anni di vita fatturava, da raccolta pubblicitaria, circa 5 volte Sipra o Publitalia, aziende con storia ultratrentennale. Io so perché. Non siamo certo meno bravi degli americani, in media persone molto semplici e con intelligenza schematica, che faticano sulle sfumature. La differenza è il sistema di investimento nell’innovazione. Google non è certo cresciuta andando in banca a elemosinare “il fido”. O grazie al prestito garantito dalla casa di proprietà dei suoi fondatori. L’Italia e l’Europa devono scoprire il capitale di rischio al servizio delle start up. Non i fondi europei e affini. No, urge creare un mercato di capitali per le idee innovative. Significa insegnare alla famiglia italiana che il risparmio non può più rimanere in banca o nei bot. Si deve imparare ad accettare il rischio di parti anche minime di risparmio in imprese innovative, private e appena nate. Italia ed Europa hanno preteso di eliminare il rischio, con norme e contronorme. Tutto questo si può fare con una lunga e intensa educazione delle famiglie, delle imprse mature e dei professionisti, per insegnare appunto il valore di rischiare piccoli capitali in start up innovative. Poi occorre una legge che crei dei veicoli di raccolta del risparmio in modo semplice e immediato. Diciamo che ogni neo-imprenditore può creare un fondo di investimento privato tramite un form online. Si, solo un form online, zero burocrazia, zero carta. Potrebbe avvenire sul sito di bankitalia. La Banca d’Italia registra questo fondo che ha solo l’obbligo di fornire la lista degli aderenti e gli impieghi dei capitali, impieghi dichiarati a monte con il business plan della neoimpresa. Ora l’imprenditore può raccogliere capitali anche in maniera pubblica senza intermediari. Lo so è una rivoluzione. Ma dobbiamo tornare ad essere ambiziosi, altrimenti si “vivacchia” permanendo nella stagnazione. La mia idea implica togliere il monopolio della raccolta del risparmio alle banche. Oggi i capitali si ottengono solo se si è un’impresa molto grande che può andare in borsa e comunque si passa per le Sgr, società di gestione del risparmio, di fatto monopolio dei gruppi bancari. Del tutto disinteressati ai nuovi business, incapaci di valutarli. Inoltre dobbiamo per legge obbligare le banche ad investire una quota X dei propri utili in questi fondi di capitale di rischio al servizio dell’innovazione. Ecco, se anche solo avviassimo questo processo, la creatività italiana avrebbe un reattore nucleare al suo servizio. E un’impresa di successo potrebbe crescere anche del 1000% all’anno, cosa oggi impossibile proprio perché alle imprese in start up si offre solamente debito.

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