Perché siamo in crisi? Perché non innoviamo da troppo tempo

L’Italia. Chi nel mondo pensa all’Italia, se non pensa alla mafia, pizza e mandolino, pensa al Rinascimento. Pensa a Michelangelo, a Leonardo, a Raffaello, Botticelli. Chi è più colto pensa a Giotto, Pietro Cavallini, Cimabue. Siami stati una grande civiltà per secoli. Ma pochi sanno cosa effettivamente significhi essere una grande civiltà. Significa aver avuto una grande tradizione di innovazione. Per secoli abbiamo espresso intelletti così evoluti che hanno saputo comprendere il passato con tale creatività da interpretarlo e produrre innovazione, nuovo linguaggio. In Giotto vi è tutta la tradizione di Cimabue e la sua capacità di innovarla. Per primo al mondo Giotto concepisce un nuovo linguaggio, un nuovo stile. Primi al mondo furono centinaia di artisti italiani che per secoli hanno capito meglio e prima e hanno disegnato il futuro. Non singole eccezioni. Sistema. Le botteghe fiorentine del ‘400 erano un sistema. Abbiamo avuto per secoli una struttura in grado di esprimere talento e innovazione in maniera sistematica e ricorrente. Oggi l’Italia sa al massimo inseguire. Non siamo primi in nulla più. Negli anni Ottanta del Novecento eravamo ancora primi nella moda, eravamo una scuola di stile. Tutto venduto ai francesi. Oggi l’equivalente delle botteghe fiorentine del ‘400 è la Silicon Valley, dove nascono tutte le innovazioni del mondo. Superare la crisi significa riprendere la capacità di creare scuola, di fare innovazione come sistema e non come eccezionalità isolate. Questo implica creare una società che in ogni suo comparto è finalizzata a questo. Sistema finanziario, giuridico, scolastico. In una parola mentalità.
Vi sembra roba da Patuelli, Saccomanni e Zanonato? Roba da Abi, Bce, Commissione Europea?

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