“Fare a meno delle Elites”, risposta a Baricco

Questo è l’articolo di Baricco che ispira questa riflessione.

Le elites sono state proposte spesso negli ultimi 30 anni di cui parla il divo TV Baricco.

 Purtroppo hanno fatto quasi sempre scempi. Quello più recente è il Governo Monti: saltati i pagamenti tra privati, fine del pur minimo credito alle imprese, esodati. Il problema è che nella nostra Italia e forse nella nostra epoca, “esperto” è un termine ambiguo. Federico Zeri era un enorme conoscitore e storico dell’arte, sapeva attribuire un dipinto in pochi momenti di osservazione. Ma non ha mai avuto una cattedra universitaria. Galileo, quattro secoli fa vedeva ciò che la media umana avrebbe visto solo secoli dopo. E non era laureato.  Mario Monti è un illustre accademico. E non certo una persona poco preparata. Il vero problema è come la società, la politica, ogni ecosistema utilizza e soprattutto seleziona gli esperti . La vittoria di Donald Trump e la Brexit sono il risultato di élite di esperti finanziari che hanno distrutto le finanze di mezzo mondo. Dunque il tema ripeto è: come una determinata società, epoca storica, definisce e seleziona il cosiddetto esperto . La nostra epoca considera tali coloro che hanno una cultura libresca e/o certificata da un’università o Istituzione. Ma questo naturalmente nulla c’entra con la conoscenza effettiva e la capacità interpretativa di costui. Un grande storico come E. Carr disse, sintetizzo, che la storia sarebbe un insieme infinito e disordinato di eventi, documenti, opere d’arte, tutti muti senza uno storico che ne interpreti il significato. Ecco il problema è che interpretare è molto più che apprendere. Presuppone una personalità creativa. Questa non è il frutto dell’apprendimento libresco, è una caratteristica appunto dell’identità umana sulla cui presenza o meno lascio agli psicanalisti di dire la loro. Creativo è il netturbino cui si rompe una ramazza e trova la soluzione per ripararla. È il bancario che ti permette di fare un’operazione superando protocolli burocratici davanti alla palese onestà e linearità dell’operazione stessa. La conoscenza potenzia la creatività, l’uomo creativo e preparato saprà usare le nozioni in modo dinamico creando nuove strade. La nostra epoca sta cercando di dire che è stufa di nozionismo. Desidera la gioia e l’entusiasmo delle intelligenze creative e colte. Non delle elites. Una persona davvero preparata e anche psichicamente risolta, non ha bisogno di sentirsi élite. Ama i vari livelli di conoscenza e capacità interpretativa. E non si sente al top, sa che ama crescere ancora, per il piacere di  cercare, non di essere chiamato dai massmedia. Che non chiamano quasi nessun vero Sapiente (uso volutamente l’altisonante espressione neoplatonica rinascimentale) ma solo divulgatori. Che non incontro mai in biblioteche, archivi, che non so come facciano ricerca. In maniera imperfetta, umana, semplice, stiamo chiedendo alla nostra vita la luce della creatività al posto del grigiore della nozione e della regola fine a se stessa. 

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