Manifesto Vision Now!

“Sono necessari uomini che abbiano il coraggio di pensare cose nuove prima di poterle provare”

Sigmund Freud

Da dove partiamo.

L’Italia si trova nel centro di una crisi storica. Crisi che è stata sottovalutata da Berlusconi e da quasi tutta la modesta classe dirigente che l’Italia ha avuto dal 1994 ad oggi. Confusa con le crisi finanziarie globali dei titoli derivati, non si è compresa la vera natura della crisi che caratterizza l’Europa e specificamente l’Italia.

Capire la crisi

L’Italia uscì sconfitta dalla Seconda Guerra Mondiale. Ma ne uscì da Paese strategico per la nuova organizzazione geopolitica del Mondo. L’inizio della Guerra Fredda con gli accordi di Yalta, nel 1945, vide l’Italia vero e proprio confine tra le due grandi aree di influenza, quella Atlantica e quella Comunista. Questa brevissima premessa storica ci aiuta a capire come è avvenuto il nostro sviluppo economico e sociale negli ultimi 70 anni. L’Italia è letteralmente stata irrorata di finanziamenti da Est e Ovest, in maniera palese e occulta. Siamo stati accompagnati dagli USA a diventare un Paese ricco per poter sfuggire al pericolo Comunista. Da Mosca siamo stati altrettanto finanziati per combattere la Guerra Fredda e non perdere supporto ideologico e presidio sociale. La nostra economia si è così fondata sull’illusione di essere ricca. Una ricchezza non del tutto fondata su merito e capacità competitiva reale. Eravamo bene accompagnati ad essere ricchi. Inoltre fino agli anni Novanta del Novecento, l’economia era a carattere regionale. L’arrivo della Globalizzazione ha completamente rivoluzionato l’ambito competitivo. Questa rivoluzione ha coinciso con la fine della Guerra Fredda e, con essa, la fine dei finanziamenti a carattere politico-strategico. USA e URSS non sono più quelli di Yalta. L’Italia non è più decisiva perché la Guerra Fredda è finita. Ha vinto il capitalismo. Dunque nel 1993 ci siamo trovati orfani delle due grandi potenze che ci avevamo aiutato per 50 anni e in più a dover competere globalmente. Ma senza capirlo. Anche perché, guarda caso, ci è stato raccontato che un pool di pochi magistrati, da Milano ha azzerato un’intera classe dirigente. Forse sarà il caso di scrivere la vera storia di Tangentopoli, più figlia della fine della Guerra Fredda che della battaglia di onestà che ci è stata propinata. Nel 2002 arriva il colpo finale: l’euro. L’Italia perde la sovranità monetaria e la possibilità di operare le svalutazioni competitive, strumento cruciale con cui abbiamo venduto le nostre merci, anche le più modeste, in tutto il mondo. Costavamo poco. Qualcuno ha detto efficacemente che eravamo la Cina d’Europa.

Dunque: fine degli aiuti USA-URSS, inizio della competizione globale ed introduzione dell’Euro sono i tre macro fattori che hanno portato l’Italia dov’è oggi. Questi elementi hanno generato gravissimi tratti sociali, strutturali: imprese a scarsissima innovazione e cultura; dimensioni ridotte; orizzonti e ambizioni minimali; struttura sociale orientata alla spartizione invece che alla competizione. Abitudine alle comodità e scarsa capacità di soffrire per raggiungere un risultato. Pretesa di benefici e welfare come condizione indispensabile anziché auspicabile.  Sindacalizzazione della mentalità dei lavoratori, insensibili al destino delle loro aziende e attenti solo al proprio tornaconto personale, raggiunto possibilmente con il minimo sforzo. Insomma una società disabituata alla fatica e nemica del rischio. Seduta sui benefici maturati in un contesto come quello descritto, che caratterizzò l’epoca compresa tra il 1945 e il 1993.

Approfondiremo questi temi nei nostri contenuti.

Vision. Now!

“Codesto solo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. Ecco, Vision Now! farà proprio il contrario di quello che oggi la classe dirigente è sclerotizzata a fare. Nella sintesi perfetta del celebre verso di Montale, oggi siamo chiusi nel guscio di chi ha scambiato i valori per la negazione di qualche altra cosa. Non sappiamo cosa vogliamo fare, sappiamo cosa è giusto NON fare. Vision Now! proporrà constantemente l’altra faccia. Cosa si può e si deve fare. Dove vogliamo e dobbiamo andare.

Ecco alcuni punti chiave della nostra Vision

– L’Italia crede che i suoi problemi siano nella decadenza del settore manifatturiero e nei licenziamenti continui dovuti alla chiusura di grandi fabbriche. Invece la nostra idea del problema è che la classe dirigente non abbia capito la digital economy. Abbiamo 10 anni per diventare protagonisti dell nuova economia, globale e digitale. Se perdiamo questo treno, l’Italia diverrà qualcosa di simile alla Bulgaria, alla Romania di oggi, 2013.

– Dobbiamo urgentemente capire che è finita l’era dell’economia manifatturiera, salvo quella di eccellenza e alto valore aggiunto. Urge riconvertire le competenze di migliaia di lavoratori per farli diventare adatti alla digital economy. Altrimenti andremo incontro ad un disastro sociale di dimensioni apocalittiche.

– Digital economy significa competizione spietata, globale, alla velocità di internet. Imparare a competere significa saper cercare i talenti, superare le logiche del fare carriera facendo anticamera o peggio per raccomandazione.

– Struttura finanziaria: andrebbe azzerata e ricostruita. Impedire alle banche di essere un cartello, come accade oggi. Stessi prodotti finanziari, stessi tassi, centrali rischi che schedano chiunque abbia insolvenze anche in maniera errata. Obbligare le banche a farsi la guerra; obbligarle a rischiare: se presto soldi a fronte di garanzie immobiliari sto guadagnando a rischio zero. Va impedito. Le banche sono aziende come quelle cui prestano denaro e devono rischiare come rischiano i loro clienti.

– Capitale di rischio: sottrarre alle banche il monopolio della raccolta del risparmio e consentire a qualsiasi start up di raccogliere capitale in maniera pubblica. Superare il debito e portare chi ha idee, talento, capacità a chiedere ai privati di credere in lui. L’innovazione non si fa col debito bancario, si fa con il private equity: alto rischio, alto guadagno. Dobbiamo spiegare alle famiglie che se vogliono che i loro figli trovino lavoro devono imparare a investire il loro risparmio in imprese nuove, non in Bot, Btp e titoli vari a rischio zero-guadagno zero. Non significa certo gettare i soldi dalla finestra, tutt’altro. Suddividendo il proprio risparmio in numerosi microinvestimenti in capitale di rischio, l’investitore rischierà in realtà molto poco. Su 50 investimenti, se anche 25 fallissero, 20 andassero così così e 5 andassero forte, il ROE (return on equity) dei 5 andati bene ripagherebbe i 25 falliti e restituirebbe un profitto migliore di Bot, Btp e affini. Questo non viene spiegato perché le banche fanno la loro ricchezza sul monopolio della raccolta del risparmio, vero e proprio blocco allo sviluppo economico.

– Performance, performance, performance: la classe dirigente deve ragionare e guadagnare sulla base della performance. Il problema non è il guadagno dei parlamentari. E’ come viene raggiunto. Se il parlamentare invece di 15.000 euro al mese ne guadagnasse anche 5.000, sarebbe comunque un soggetto sereno economicamente a prescindere da quello che effettivamente produce. Invece dovremmo passare ad un salario base pari a zero e l’intera retribuzione dev’essere ancorata a target raggiunti. Solo così vedremmo parlamentari assatanati di risultati e iniziative. Un Ministro che produca punti di PIL deve guadagnare anche 2 milioni di euro netti all’anno. Ma uno che crea recessione deve guadagnare zero, magari rimettendoci le spese.

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